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PANE per i Bastardi di Pizzofalcone

E’ facile entrare in questa Napoli piena di vita, di colore, di indisciplinata vivacità, ma anche di tragedia e morte. In questo caso il profumo del pane, quello artigianale, curato da attente mani che amano questo lavoro, pervade il libro. Tutto infatti inizia con l’assassinio del Principe, fornaio da tre generazioni, Pasquale Granato, ucciso all’alba, una di quelle albe da lui tanto amate, in cui era abituato a pregustare e gustare l’aroma e il sapere del pane. Tutto sembra di facile soluzione agli inquirenti, un delitto di mafia, dato che il fornaio era stato testimone di un fatto legato alla criminalità organizzata. Tutto chiaro, dunque, salvo che per Lojacono, abituato a notare particolari apparentemente insignificanti e a non arrendersi alle conclusioni più ovvie. Si dipana così un’altra indagine del Bastardi di Pizzofalcone, ognuno dei quali avrà il suo ruolo nel giungere al sorprendente finale. E, insieme alla trama, così avvincente da non consentire di interrompere la lettura, si dipanano le vicende personali dei poliziotti, di Lojacono, sempre tormentato dal passato e dai sentimenti ; di Francesco Romano, detto Hulk, impulsivo e manesco, eppure capace di insospettabili tenerezza ; di Alex Di Nardo, Calamity; di “mammina”, Ottavia Calabrese ; del giovane Marco Aragona che si autodefinisce Serpico, vivace e viziato, ma incredibilmente efficiente al momento giusto; di Giorgio Pisanelli, il più anziano ,gravato dal peso di un lutto mai superato e di una malattia che tiene nascosta, oltre che da una sua indagine personale e segreta; Luigi Palma, il commissario, per cui i Bastardi sono diventati una famiglia. Accanto a loro, ecco i magistrati, l’affascinante Laura Piras, dall’apparenza fragile, ma dalla ferrea volontà che in questo romanzo si contrappone a Buffardi, magistrato d’assalto, abituato ad essere protagonista della scena, anche mediatica. E poi Marinella, figlia adolescente di Lojacono ; Letizia, la bella “locandiera”; l’ambiguo frate Leonardo … Ogni personaggio, anche minore e occasionale, viene descritto da De Giovanni con particolari che lo caratterizzano e lo rendono vivo e indimenticabile. E poi il protagonista che dà il titolo al libro : il pane. “Dovete capire che per mio fratello il pane era la vita… Perché il pane, sapete, non ci si immaginava proprio che potesse cambiare. Si faceva così da secoli. Invece, all’improvviso, è diventato come tutto il resto : più veloce, più facile, più superficiale”. Una lettura che non deluderà chi già conosce i Bastardi, ma neppure chi si avvicina per la prima volta all’opera di De Giovanni, uno scrittore “vero”.


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